Il divario turistico tra Nord e Sud Italia: cosa dicono i dati 2024
Il turismo è uno dei settori dove il divario tra le regioni italiane si vede meglio. Nel 2024 il tasso di turisticità, cioè le giornate di presenza nelle strutture ricettive per ogni abitante, cambia di oltre trenta volte tra la prima e l'ultima regione. Non è una piccola differenza. È una frattura che dura da decenni.
Il dato da cui partire sono 52,3 contro 1,6 giornate per abitante. Tanto separa il Trentino-Alto Adige, primo in classifica, dal Molise, ultimo. In pratica un rapporto di 33 a 1.
Le regioni agli estremi
In cima c'è il Trentino-Alto Adige con 52,3 giornate per abitante, seguito dalla Valle d'Aosta con 30,1. Sono due territori di montagna, dove il turismo pesa moltissimo sull'economia locale. All'estremo opposto troviamo il Molise, fermo a 1,6, insieme a buona parte del Mezzogiorno interno.
| Regione | Giornate per abitante (2024) |
|---|---|
| Trentino-Alto Adige | 52,3 |
| Valle d'Aosta | 30,1 |
| Veneto | 15,1 |
| Toscana | 12,6 |
| Liguria | 10,7 |
| Media nazionale | 10,4 |
| Piemonte | 3,4 |
| Molise | 1,6 |
La media nazionale si ferma a 10,4 giornate per abitante. È un numero che dice poco da solo, perché poche regioni molto turistiche lo tirano in alto mentre la maggioranza resta parecchio sotto.
Non è solo questione di Nord e Sud
Il divario più raccontato è quello tra Nord e Sud, e i numeri lo confermano. Il Centro-Nord segna in media 14,2 giornate per abitante, contro le 4,8 del Mezzogiorno, quindi circa il triplo. Ma la storia è un po' più sfumata. Anche al Nord ci sono regioni con valori bassi, come il Piemonte a 3,4, sotto la media nazionale. Il vero motore è la montagna alpina, più che la pura contrapposizione geografica.
Il divario turistico non separa solo il Nord dal Sud. Separa i territori che hanno saputo costruire un'offerta dagli altri.
Perché conta
Il turismo non è fatto solo di presenze. Porta con sé lavoro, indotto, servizi, manutenzione del territorio. Dove il tasso di turisticità è alto e stabile, ci si appoggiano intere filiere economiche. Dove è basso, manca una leva di sviluppo che altrove viene data per scontata.
Puoi guardare l'indicatore anno per anno e regione per regione, con mappa, classifica e serie storica, dentro l'atlante di Divario Italia. La cosa più interessante è seguire come il divario è cambiato dal 1981 a oggi. In molti casi si è allargato, non ridotto.
Dati: Istat, "Indicatori territoriali per le politiche di sviluppo". Le medie per ripartizione sono medie semplici tra le regioni, non pesate per popolazione.